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Ogni pomeriggio, verso le sei, ci si contrae lo stomaco e ci vengono i brividi nel sentire le cifre dei contagiati dal virus e quelle di chi non ce l'ha fatta. Eppure per noi sono soltanto dei numeri, agghiaccianti, spaventosi, ma numeri!


Ma provate, mentre ascoltate quelle cifre e quelle percentuali, ad abbinare a ciascun numero un viso, una persona, una storia familiare e personale, un gruppo di parenti che sa che quella persona sta soffrendo, che è in pericolo, e non può vederla, parlarci, abbracciarla, consolarla e neppure tenergli la mano nel momento supremo dell'addio.
Sono sicuro che, se riuscite ad immedesimarvi nella situazione che ho descritto,  sentirete il gelo scorrere nelle vostre vene.
Ma adesso cambiate canale e accendete la webcam del reparto di terapia intensiva e guardate gli occhi del medico o dell'infermiera che stanno assistendo i malati più gravi: attraverso quegli occhi, guardate  sul lettino quel groviglio di tubi e cavetti che nascondono un essere umano e ascoltate il respiro affannoso di chi cerca di risucchiare nei polmoni distrutti gli ultimi atomi di ossigeno che lo mantengono in vita.
Per chi sta lì in trincea, in prima linea, sotto l'incursione del virus malvagio, non ci sono solo numeri, ma singole persone, con cui fino a qualche tempo prima ha parlato, che ha cercato di rassicurare, fino alle ultime promesse di speranze bugiarde, di quelle bugie pietose che sconvolgono chi le deve pronunciare: "Dottoressa, mi prometta che mi sveglierò", dice supplichevole il malato mentre il sedativo caritatevole comincia a fluire nelle sue vene. "Certamente, stia tranquillo", risponde la dottoressa con la voce più ferma che riesce ad emettere.  .
E scene come questa non avvengono ogni tanto, ma ogni tre minuti in Italia,  ogni giorno in cui la statistica registra circa 500 decessi.
Meditate in silenzio e ascoltate fluire i secondi: Tic-tac, tic-tac, tic-tac.... un'altra vita si è spenta.
E su ciò dovrebbero meditare tutti, ma in particolare chi, avendo senza alcun merito il vantaggio di avere vent'anni, sputa sentenze sul suo diritto di libertà di circolazione garantito da una Costituzione che non ha mai letto e che, comunque,  non si è mai sognata di far prevalere la libertà di un singolo sul diritto alla vita degli altri cittadini che viene messo in serio pericolo dalla sua movida o dalle sue feste segrete.
Il divieto di assembramento è sancito dalla legge, ma, come nelle famose Grida manzoniane, le sanzioni non vengono applicate o lo sono soltanto in maniera episodica. E' ora di cambiare sistema, perché in gioco ci sono delle vite umane!

Giulio Nardone.

Vi inoltriamo, su segnalazione di Giuliano Artico,  una bella testimonianza di Federica Viola, specializzanda in geriatria, che sta proprio in trincea con i malati di Covid19.

"Non uso fare questo genere di post, non sono brava, e mi sembra sempre di essere fuori luogo. C'è poi chi l'ha già fatto, sicuramente meglio di me (Marza Tazza, che ha ben detto che è una sensazione indescrivibile). Inoltre, mi sento una goccia in un oceano, e mi fa male pensare che i più fragili stanno ancora aspettando. Ci ho pensato a lungo se postare questa foto, se fosse giusto o meno e che senso potesse effettivamente avere.
Però non posso che pensare che oggi mi sia stata data una grande opportunità, e voglio condividere quello che ho provato, per tutto quello che hanno significato per me questi 10 lunghi mesi. Ero emozionata con le mani tremanti, la testa piena di persone, ricordi, sensazioni, come al primo giorno di una cosa nuova e importante.
Oggi è stato per ogni paziente a cui ho stretto le mani, quando era troppo difficile parlare. Per quelli che se ne sono andati soli, che erano numeri ogni giorno in un bollettino alle 18, ma per me avevano un nome, un volto, una storia, ed erano la madre, il padre, il nonno, la nonna di qualcuno. Per chi aveva paura, e per le poche armi che abbiamo a volte a disposizione. Per la mia paura. Per gli occhi di tutte le persone con cui ho lavorato.
L'ho fatto per i miei colleghi Medici Specializzandi che si sono ammalati, per quelli che hanno lavorato con dedizione e competenza, trovando soluzioni straordinarie a situazioni difficili e dimostrando una capacità di pensiero laterale raramente vista prima. L'ho fatto per tutte le battaglie combattute e quelle che stiamo ancora combattendo, per la nostra sacrosanta formazione e per la nostra dignità come professionisti.
L'ho fatto per la mia famiglia che non vedo l'ora di riabbracciare, e per la mia nuova famiglia, che vive con me l'ansia di ogni giorno e le piccole gioie. Per la mia nonna. Per i miei amici, vicini e lontani. Per chi quest'anno mi ha insegnato tanto e mi ha dato forza ogni giorno. L'ho fatto per tutto quello che ci manca, adesso.
Tra tutte le cose negative dell'anno appena terminato, oggi, per me, è stato un piccolo giorno di luce. Ed è stato emozionante, e non potevo nemmeno immaginarlo, respirare a fondo e sentire che forse, forse, questa è la strada giusta.
Mi sono vaccinata perché ritengo sia mio dovere farlo: perché sono un medico, e la tutela della Salute è ció che mi guida ogni giorno. E perché sono una persona che vive in un contesto sociale, e se io sono una piccola goccia, sono anche sicuramente parte di un tutto molto più grande.
Oggi ero grata per quello che si è ottenuto in pochi mesi, per questa enorme possibilità che ci viene data: è una conquista enorme, straordinaria e necessaria.
Mi auguro che il vaccino anti SARS-CoV-2, sia presto disponibile per tutte e tutti, e che nessuno abbia da dubitare che questo sia un momento fondamentale nella nostra storia, e che solo se lo facciamo insieme, saremo un'onda più alta di tutto il resto."


Federica Viola