Attualità

Non è la famosa "Livella" del Principe Antonio De Curtis e Vincenzo non è Totò, ma è una coinvolgente meditazione tra il serio e il faceto su alcuni riti ipocriti, esteriori ed interiori, che chi è ancora vivo adotta di fronte a chi non lo è più.


Qualche rima zoppica, ma ci appare forte, deciso e tagliente l'atto di accusa verso la superficialità degli altri difronte a un fenomeno, definito "naturale", ma quanto mai in contrasto e in opposizione con un altro fatto naturale, e cioè che se riflettiamo sulla morte, lo possiamo fare perché siamo vivi e, da vivi, non è affatto naturale pensare che a un certo momento non lo saremo più e non saremo fra quelli che con viso mesto e abito scuro dicono "poveretto, era tanto buono e bravo!", ma saremo proprio quel "bravo e buono" steso sotto i sei ceri accesi.
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QUANDO SARO' MORTO.

Quando sarò morto,
verranno buoni buoni,
a far le condoglianze,
ipocriti e coglioni.

Quelli che in questa vita,
mi hanno sempre snobbato,
guardandomi dall'alto,
del loro mondo agiato.

Mi sembra di vederli,
in fila al mio funerale,
parlarsi sottovoce,
con fare assai gioviale.

Parleranno di case,
terreni da acquistare,
di mutui e soldi in banca,
della vacanza al mare,
la settimana bianca,
da fare quest'inverno,
come se soldi e vita,
durassero in eterno.

E poi faranno finta,
di esser tristi e affranti,
dispenseranno lacrime,
abbracci, baci e pianti.

Li Ascolterò in silenzio,
disteso nella bara,
diranno che ero un genio,
una persona cara.

Ma io che sarò in grado,
di legger nel pensiero,
saprò che quella gente,
non sta dicendo il vero.

Avran parecchie cose,
da farsi perdonare,
scheletri nell'armadio,
difficili a mostrare.

Io li vedrò arrivare,
tra ceri e mazzi di fiori,
e tutti insieme a dire,
van via sempre i migliori.

Ma io che dei migliori,
non lo sono mai stato,
mi tapperò le orecchie,
girandomi di lato.

Avrò un solo rimpianto,
sarò senza parole,
per non aver mangiato,
quel piatto di brasciole,
che proprio il giorno prima,
mi avevi preparato,
ma, non ho fatto in tempo,
essendo ormai crepato.

Mi nutrirò di requiem,
candele luminose,
di terra, pioggia e aria,
di petali di rose.

Vedrò San Pietro o il Diavolo,
nell'Eden o all'Inferno,
scandire i miei peccati,
trascritti su un quaderno.

E poi, verso la fine,
di quell'elencazione,
scandiranno l'elenco,
delle mie opere buone.

E se avrò la fortuna,
di andare in paradiso,
vedrete sul mio volto,
un cenno di sorriso.

Quando sarò morto,
assorto nei pensieri,
mi mancherà il conforto,
dei pochi amici, veri,
il calore intenso,
di una stretta di mano,
sarò in un luogo immenso,
un posto troppo lontano.

Mi mancherà l'amore,
che mi hai saputo dare,
come l'aria agli uccelli,
come ai pesci il mare.

Per essere incazzato,
avrò più di un motivo,
quando sarò morto!
ma adesso, sono vivo!

Ciao!

Vincenzo Martielli, 2 novembre 2021, Giorno dei Morti.