Attualità

In realtà sarebbe meglio dire "istruzioni per evitarne l'uso!" E dobbiamo metterci in mente di fare tutto il possibile, e anche qualcosa di più,  per non averci nulla a che fare.
Infatti, non si tratta della solita influenzetta stagionale che "prima me la prendo, prima mi tolgo il pensiero". Non soltanto bisogna fare di tutto per sfuggire al contagio, ma, in ogni caso, se proprio non ci si riesce, bisogna fare di tutto per rimandare al più tardi possibile l'incontro con questo killer. Più tempo passa, e maggiori sono le conoscenze sul virus e sui modi di contrastarne le conseguenze dannose.


Anche senza far conto sui vaccini, di cui si dice non potremo disporre prima della fine dell'anno, settimana dopo settimana si vanno sperimentando terapie talora alquanto avventurose o empiriche, ma che qualche risultato positivo lo danno.
Una volta acclarato che bisogna combattere, vediamo quali sono gli espedienti che possiamo mettere in atto al di là di quelli canonici, i famosi dieci comandamenti che ci vengono ripetuti ogni giorno ad ogni ora e in ogni trasmissione televisiva e radiofonica, ed è bene che ciò avvenga.

Lavarsi le mani va bene, ma perché non anche i piedi?
Battuta a parte, abbiamo appreso da poche ore che il coronavirus può resistere anche diversi giorni sul pavimento e che si attacca alle suole delle scarpe insieme agli altri miliardi di microorganismi meno letali. A questo punto rimpiangiamo molto di non avere acquisito le abitudini dei giapponesi, degli scandinavi, ma anche di svizzeri e moltissimi altri popoli che lasciano fuori di casa o immediatamente all'ingresso, le scarpe usate all'esterno. In quel caso, infatti, si può essere sicuri che l'aver passato lo straccio con la candeggina in casa ci pone al riparo da brutte sorprese. Diversamente, basta raccogliere distrattamente una cosa caduta per terra che qualche milione di animaletti incoronati possono passare nelle nostre mani e poi in un occhio altrettanto distrattamente toccato: e il circolo si chiude!
Allora imitiamo le buone abitudini, anche se contrastano con la nostra impazienza e cambiamoci le calzature appena entrati in casa. Ma non basta: quel quadratino di pavimento sul quale avviene lo scambio dovrà formare oggetto della nostra massima attenzione, dato che è proprio lì che il virus potrebbe individuare il suo nodo di scambio e trasferirsi sulle pantofole. Quel quadratino andrà trattato con la candeggina molto spesso e non sarebbe male passare sotto la suola delle pantofole uno straccio umido di candeggina.

Gli acquisti al supermercato.
Tutte le merci esposte sugli scaffali di qualunque negozio sono state toccate da qualcuno prima di voi: dal commesso che ha estratto le bottiglie di vino dai cartoni, i pacchi della pasta dagli scatoloni, e così via. Poi magari è capitato anche qualche cliente che ha preso in mano la confezione per leggere il contenuto e poi l'ha rimessa a posto. È vero che forse avevano i guanti, ma con quegli stessi guanti hanno toccato cento altre cose, le maniglie delle porte, o addirittura i sostegni sull'autobus. Poi la massaia porta il pacco a casa, si lava le mani accuratamente e va in cucina, apre il pacco e si becca il virus che poi trasferisce sulle fette di pane che taglia. Sì, va bene, ma il virus deve essere respirato per raggiungere i polmoni. E chi vi dice che, masticando il boccone di pane, un respiro non trasporti nel sistema respiratorio qualche gocciolina microscopica di saliva abitata da qualche milione di ospiti indesiderati?
Forse non è molto probabile che accada, ma abbiamo avuto esempi di gente che ha seguito tutti  i dieci classici comandamenti e non sa spiegarsi come si è contagiata. E allora, perché non perdere qualche minuto per escludere anche questo remoto rischio?
Come fare è semplice: tornando a casa, dopo le dovute abluzioni manuali, passare acqua e sapone su tutti i contenitori di metallo, vetro o plastica e un batuffolo di cotone imbevuto di disinfettante su tutte le confezioni di carta o cartone.   Si dovranno perdere pochi minuti, ma sarà sempre meglio  che doversi lambiccare il cervello per capire come ha fatto quel maledetto coso a introdursi dentro di noi.
Se siamo costretti ad uscire, anche i vestiti potrebbero essere contaminati, soprattutto se l'aria è molto umida o se abbiamo preso qualche goccia di pioggia. Basterà tenerli un po' all'aria prima di riporli.
Ci sarà sicuramente chi ci accusa di eccessivo allarmismo e ci sono fior di professori che non ritengono necessari questi accorgimenti. Avranno pure ragione loro, ma forse è meglio non rischiare. Ognuno poi è libero di fare le sue scelte.