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Categoria: Articoli dell'Associazione
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(AGENPARL) – Roma, 03 dicembre 2020 – Si è svolta ieri la Conferenza Stampa organizzata dal CESE (Comitato Economico e Sociale Europeo) in occasione della Giornata internazionale delle persone con disabilità 2020 che si celebra ogni 3 dicembre.

È stato denunciato come il contesto della pandemia abbia reso i diritti ancora più intangibili, provocato sofferenze e decessi specie nelle residenze protette. Tuttora in Europa 1 milione di persone con disabilità vivono in luoghi segreganti. Secondo l’OMS Europa il 50% delle persone decedute causa Covid 19 vivevano in quelle residenze. I membri del CESE, esaminando il contesto europeo, hanno osservato come la pandemia abbia evidenziato il fenomeno della fragilità dei percorsi di inclusione col forte rischio di ritorno alla deriva dell’emarginazione delle persone con disabilità. Un esito grave laddove molti erano stati i risultati concreti in ogni ambito, dalle lotte per l’inclusione, l’autodeterminazione e l’indipendenza delle persone con disabilità. Sinéad Burke, Ioannis Vardakastanis, Krzysztof Pater, Pietro Vittorio Barbieri, ovvero tutti i partecipanti della Conferenza Stampa hanno convenuto sull’urgenza di scongiurare la deriva di ghettizzazione e di abbandono che si sta diffondendo nuovamente in Europa a causa del Covid. Alcuni fatti. In nessun paese membro ed in nessun luogo decisorio dell’EU è stato presentato un protocollo dove si sottoscriva che le persone con disabilità debbano avere la priorità ad accedere ai vaccini. Il milione di persone con disabilità in tutta Europa che vivono nelle care home (residenzialità protette come le RSA), non sono state protette nell’aspetto principale, ovvero la salute. I primi licenziamenti a causa della pandemia sono stati a discapito delle persone con disabilità, donne soprattutto donne caregiver, aventi dunque a carico persone con disabilità, figli ed anziani. In ambito scolastico, in un paese che ha legiferato fin dal ’77 sull’educazione inclusiva, si sono susseguite indifferenze ed assordanti silenzi sino ad arrivare al paradosso delle avere tenuto aperto le scuole per i soli alunni con disabilità con gli insegnanti di sostegno. Come parlare di inclusione in un clima di tale esclusione, estromissione e di totale solitudine neanche minimamente mascherata? Ecco perché si è giunti al parallelismo con il movimento americano che ci fa urlare con urgenza #PERSONSWITHDISABILITIESLIVESMATTER.I membri del CESE hanno convenuto di chiedere con fermezza ed urgenza all’Unione Europea ed ai paesi membri di adottare un piano vaccinale che metta le persone con disabilità tra le fasce prioritarie. Onde garantire l’inversione della tendenza all’esclusione, chiedono che l’Unione nel dotarsi la Disability Strategy 2030 (il piano d’azione decennale sulla disabilità), debba tenere conto dell’impatto del pandemico, adottare nuovi modelli assistenziali che vadano oltre le care home, e in ogni fondo e misura per il rilancio dell’economia siano attuate clausole anti discriminatorie, anti segreganti e inclusive delle persone con disabilità. Per far ciò, convengono, occorre che in ogni direzione generale della Commissione e del Consiglio Europeo venga attivato un FOCAL POINT che determini la piena inclusione delle persone con disabilità in ogni ambito della vita, scongiurando per il futuro il ritorno alla segregazione e all’abbandono. Solo questo può essere il vero asse portante di un’efficiente e tangibile politica europea concretamente percepita dai cittadini con disabilità. “La strategia non può non considerare gli effetti della pandemia. Come in ogni area della vita, la pandemia ha acuito i limiti di politiche, comportamenti collettivi ed individuali. Sull’esclusione e l’abbandono in luoghi segreganti la pandemia ha morso eccome. “Ricordo una lettera commovente di un anziano rinchiuso in una care home vicino Bergamo, una delle zone più colpite in Europa nella prima ondata pandemica, il quale avendo contratto il Covid ha scritto ai suoi figli una lettera d’addio dicendo che in realtà la sua morte era inizia entrando in quell’istituto. È il caso che la nuova strategia tenga conto di tutto ciò. A partire dai piani vaccinali” è quanto afferma in una nota Pietro Vittorio Barbieri, attivista dei diritti delle persone con disabilità, già portavoce del Forum del Terzo Settore, presidente Centro per l’Autonomia di Roma, attualmente impegnato nella carica di Presidente del Gruppo di Studio tematico del CESE Diritti delle persone con disabilità, istituito per vigilare l’attuazione della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità nell’Unione europea.