Attualità

Un punteruolo e un foglio di cartoncino. Niente tastiere, niente elettronica né informatica, tutta roba che ai primi del 1800 non esisteva. Questo discorso non è dedicato ai ciechi, che lo conoscono bene, ma a chi vuole capire qualcosa di più sul mondo di chi non vede.

Non è una lingua internazionale sul tipo dell'esperanto, come credono in molti, ritenendo che con esso i ciechi di tutto il mondo possano comprendersi fra di loro. Magari lo fosse! È soltanto un codice di trasposizione di ogni normale lettera dell'alfabeto in una casella di sei punti a rilievo, disposti come i cuori o i denari nelle carte da gioco e della grandezza esatta per essere coperta da un polpastrello. A seconda del numero dei punti presenti in ciascuna casella e della loro disposizione nello spazio, si possono formare le 26 lettere dell'alfabeto inglese, le lettere accentate e i segni di punteggiatura, ma anche i numeri, i simboli matematici  e le note musicali. Lo stesso avviene con le lingue che utilizzano caratteri diversi da quelli latini. Il segreto della sua riuscita sta nelle misure attualmente standardizzate e che prevedono dimensioni, sporgenza   dei punti, distanza fra di loro e fra i vari caratteri, perfettamente idonee ad essere ben riconosciuti quando scorrono sotto le dita di un cieco ben addestrato.
Il 21 febbraio è stato indicato nel 2007 dal Parlamento italiano come la Giornata Nazionale del Braille e per comprendere la sua importanza, lasciamo spazio alle belle parole di Giovanni Laiolo e poi di Flavia Tozzi.
"La giornata nazionale del braille è l'occasione per ricordare, ancora una volta, l'importanza e l'attualità di un codice che da sempre è sinonimo di inclusione.Quando, nel diciannovesimo secolo, la genialità di Louis Braille diede vita al sistema di lettura e scrittura a sei punti in rilievo, prese avvio una rivoluzione culturale senza precedenti per la comunità delle persone cieche. Fino a quel momento, infatti, i ciechi non avevano alcuna possibilità di leggere e scrivere in autonomia: serviva qualcuno che lo facesse per loro. Di conseguenza non potevano accedere, se non per interposta persona, al patrimonio librario, né potevano ambire a quella preparazione culturale indispensabile per svolgere incarichi di responsabilità e interagire compiutamente con l'ambiente circostante.Da quando esiste, la scrittura Braille ha permesso a centinaia di migliaia di persone con disabilità visiva in tutto il mondo di studiare, di inserirsi nel tessuto sociale, di contribuire al progresso, alle arti, allo sviluppo di un pensiero critico. Generazioni di lavoratori (fisioterapisti e centralinisti telefonici, ma anche insegnanti, avvocati, musicisti ed esperti in molti altri ambiti) hanno potuto formarsi e conseguire i titoli di studio necessari, usando questo codice e continuando a utilizzarlo nello svolgimento della loro professione.Con l'avvento dell'informatica e con gli straordinari progressi nelle nuove tecnologie, qualcuno potrebbe pensare che la scrittura in rilievo, ormai superata, sia da mandare in soffitta. Personalmente credo che, al contrario, il mondo digitale sia un'occasione di rilancio per l'alfabeto tattile: infatti i dispositivi Braille collegati con i PC o con gli smartphone permettono di accedere all'universo della rete: siti di informazione, giornali, ma anche libri e contenuti su qualsiasi argomento diventano, letteralmente, a portata di mano.Credo anche che il solo dato sonoro, pur utilissimo, non sia sufficiente alla conoscenza profonda della realtà: fin dalla scuola primaria, i bambini hanno bisogno di confrontarsi con il testo scritto per imparare la grammatica [N.d.R. ancora di più l'ortografia]. E per apprendere una lingua straniera è fondamentale capire come sono scritte le parole e come è costruita la frase. Ecco perché il Codice Braille ha un ruolo insostituibile nel percorso formativo. Dire a un ragazzo cieco che può fare a meno del Braille significa privarlo di uno strumento cognitivo di fondamentale importanza, negargli un'opportunità di inclusione e autonomia che non ha eguali.Da questa consapevolezza deriva l'impegno dell'UICI per una didattica a tutto campo, che includa Braille e nuove tecnologie, strumenti, come detto, perfettamente compatibili. Grazie a possibilità che fino a un ventennio fa erano del tutto inimmaginabili, oggi, per chi non vede, il mondo della cultura è senz'altro più accessibile rispetto al passato e abbiamo ragione di sperare che il futuro sarà ancora più inclusivo. Ma gli strumenti, da soli, non bastano. Ciò che serve, prima di tutto, è una grande preparazione, ottenuta con percorsi coerenti e impegno quotidiano.Ragazzi, ora la palla è nel vostro campo. E noi, come Associazione, faremo di tutto per essere al vostro fianco, anche con il Braille".
"Ancora oggi - scrive dal canto suo Flavia Tozzi -, dopo duecento anni, il Braille rimane l'unico metodo per chi è cieco assoluto di leggere e scrivere in modo diretto e autonomo e soprattutto privato.Quando il codice a punti cominciò a diffondersi in tutto il mondo, esso permise ai ciechi assoluti di studiare, apprendere una professione, riscattandosi da una triste e solitaria esistenza di mendicanti all'angolo delle strade e sui gradini delle chiese, fino a conquistare una vita dignitosa e persino raggiungere traguardi prestigiosi.Mentre un tempo i ciechi svolgevano quasi esclusivamente le professioni di centralinista, massaggiatore e impagliatore di sedie, oggi possono vantare tra loro esempi di ottimi insegnanti, scrittori, avvocati, magistrati, musicisti e politici.Le nuove tecnologie hanno reso possibile anche lo svolgimento di professioni prima ritenute impensabili, per un cieco, quali il programmatore e l'impiegato amministrativo, l'imprenditore ecc.Tutto per merito di Louis Braille, al quale il Comune di Cremona ha intitolato un parco giochi, che verrà presto corredato di una targa in Braille, donata dalla nostra Associazione, sulla quale anche chi è cieco potrà leggere il nome e la data di nascita e di morte di questo ingegnoso inventore.Purtroppo, però, le nuove tecnologie hanno anche fatto sì che si diffondesse l'errata convinzione che il Braille fosse divenuto obsoleto e ormai inutile, perché può essere sostituito da sintesi vocali e audiolibri, strumenti estremamente importanti per un cieco o un ipovedente, ma assolutamente non in grado di eguagliare questo mezzo di lettura, che garantisce totale privacy e discrezione.In questi ultimi tempi, infatti, vi è la tendenza ad insegnare sempre meno il Braille nelle scuole, forse per pigrizia degli insegnanti nell'apprenderlo, o più probabilmente perché è meno faticoso ricorrere all'utilizzo di una sintesi vocale. Il guaio è che se non lo si apprende nell'infanzia, quando i polpastrelli sono molto più sensibili al tatto, poi sarà sempre più difficile raggiungere una buona fluidità nella lettura! C'è il rischio, quindi, che molti bambini ciechi possano restare quasi analfabeti, ignari dell'esatta ortografia delle parole e di come è composta la pagina di un libro.

estratto da Superando del 18/02/2021